giovedì 8 marzo 2007

Felicità e benessere: solo col bisturi?

Nell’epoca della tecnologia e delle ricerche, nell’ottica del tutto è possibile, basta provare, c’è ancora chi muore perché la società non lo accetta. Come mai? Ha ammazzato qualcuno? E’ cleptomane? E’ un maniaco? E’ cattivo, antipatico, viscido, asociale, ottuso, ombroso (…) ? No, la risposta è sempre NO!!!! Ma allora perché? Aveva il naso come quello di Cyrano e non ha superato il proprio difetto, si sentiva schernito e deriso e purtroppo era così.
Ci sarà sicuramente qualcuno a cui sembrerà azzardato e inutile rischiare la vita per un difetto fisico, ma, probabilmente, costoro non conoscono quella sensazione di disagio nei confronti del mondo o, se la conoscono, hanno dimostrato una personalità ammirevole e trovato la loro stabilità, complimenti! Dobbiamo però affrontare la realtà, un ragazzino di poco maggiorenne che ha passato l’adolescenza nell’imbarazzo non vede l’ora di accantonare il problema, sente parlare ogni giorno di chirurgia plastica, di quanto i rischi si attenuino sempre più e decide di provarci. Non vuole diventare il nuovo Scamarcio ma solo lasciare al passato quel disagio, vuole provare a cambiare la sua vita. Non è forse quello che ogni giorno i genitori insegnano ai propri figli? Aver sempre sott’occhio il proprio traguardo, cercare di realizzare i propri desideri, non mollare mai, insomma, cercare di essere felici.
Sicuramente ricorrere al bisturi è una scorciatoia verso la ricerca della felicità, ma è così sbagliato provare a intraprenderla? Secondo me, no. Sbagliato è far credere che non esistano controindicazioni, che sia come truccarsi la mattina, far vedere e conoscere ai giovani solo la perfezione fisica, sminuire le persone, la loro personalità, il loro cuore, la loro intelligenza. Questo è sbagliato. Quando una persona non si guarda mai allo specchio, scappa ogni volta che vede un teleobbiettivo, non esce mai di casa che diritto abbiamo di privarla del suo sogno?
L’errore umano, i rischi, l’azzardo fanno parte della nostra natura, non siamo Robot, fortunatamente (anche se in questo caso la fortuna sarebbe maglio lasciarla da parte).

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